mercoledì 15 luglio 2015

Capitoli 44 e 45 del giallo "W.D.C. sotto traccia" Oscar Bartoli, editore Betti

 

Capitolo 44

Smithson & Bradley Law Firm di Washington nel Reagan Building di Washington. Il boss con i suoi associates stava seguendo su tre schermi televisivi le ultime notizie e le edizioni speciali sull’attentato al Presidente. Si susseguivano le testimonianze. Inquadrature del drone sferico che veniva mostrato ai telecronisti da agenti dello FBI. Breaking news della CNN: Wolf Blitzer riferiva sul ritrovamento del corpo dell’arabo. “La notizia che l’attentato al Presidente sia stato orchestrato e gestito in prima persona da un arabo sta creando numerosi focolai di tensione in America. Quelle che vedete sono distruzioni di negozi e agenzie gestite da arabi americani. Sale la preoccupazione in tutto il Paese, nonostante la Casa Bianca abbia diffuso una nota in cui si riafferma che non è chiara l’appartenenza dell’arabo, Habib Fareh, a qualche movimento di estremismo arabo. Questo Fareh è conosciuto negli ambienti dell’intelligence internazionale come un bounty killer pronto ad assassinare chiunque in cambio di denaro. Ogni ipotesi che si riferisse ad Al Qaeda è al momento assolutamente non confermata”.

 “Il Presidente sta bene, continuò il commentatore della CNN e tra poco è annunciata una sua conferenza stampa. Fonti della Casa Bianca riferiscono che riprenderà i contatti personali con le comunità più isolate della Federazione”.

Seguirono le interviste con alcuni dei partecipanti al townhall di Lake Havasu City. Una donna dichiarò tra le lacrime: “Non sapevamo cosa stava succedendo. Abbiamo visto alcuni agenti del servizio segreto buttarsi sul Presidente e atterrarlo. Ma non riuscivamo a capire perché. Poi c’è stata quella piccola sfera nera che era entrata nel salone e rimbalzava da una parte e dall’altra e sembrava quasi un gioco, uno scherzo di cattivo gusto. Ma quando ha sparato i razzi allora la confusione è diventata totale. Anche io mi sono buttata a terra, ma nel frattempo, dopo le due esplosioni, il soffitto del salone ha cominciato a cadere. La mia amica Ruth che stava vicina a me è stata colpita alla testa da un blocco e, mi sembra, anche una delle guardie del corpo che proteggevano il presidente. Tutto è durato un’eternità. Fino a che quel maledetto pallone che volava è stato abbattuto dagli agenti, oppure è caduto da solo… non so… Io me lo sentivo che la presenza del Presidente in questa città avrebbe richiamato qualche terrorista… Due morti e decine di feriti tra le circa cento persone che assistevano all’incontro con il presidente. Che sarebbe stato meglio se fosse rimasto a Washington… ”.

L’interfonico interruppe la visione dei programmi televisivi. La segretaria annunciò la visita di due agenti dello FBI che spalancarono la porta. “Mister Paul Kidman, presidente della Smithson & Bradley Law Firm?”.

“Sono io”, disse il Boss con aria autorevole fingendo una calma glaciale.

“Questo è un ordine d’arresto per lei e i suoi collaboratori per attentato al Presidente”.

“Ci deve essere un errore... ”.

“Lei è un noto avvocato e ce lo dimostrerà. Dovrà anche spiegare il rapporto di dipendenza del defunto avvocato Rachel O’Hara che rispondeva direttamente a lei anche se ufficialmente era un dirigente di una società di lobby. E poi ci parlerà di come e attraverso quali canali lei ha assunto un noto assassino professionale per compiere omicidi ed eliminare persone che intralciavano i suoi piani”. “Insomma”, aggiunse con un sorriso di scherno l’agente del FBI che evidentemente era in vena di prendersi qualche soddisfazione, “siamo ansiosi di ascoltare le sue riflessioni. Per il momento si giri e metta le mani dietro la schiena. Ha diritto a non fare dichiarazioni, prima di avere designato un collegio di difesa. Qualche nome da indicarci, please?”.

Mr. Paul Kidman e i suoi quattro stretti collaboratori uscirono ammanettati passando davanti alla vistosa segretaria che stentava a nascondere il suo disappunto perché in fondo a quel figlio di buona donna di Paul Kidman, lei in qualche modo era affezionata. Ammesso che si potesse provare un moto di passione per quell’uomo di ghiaccio. Poi, passione o presunto affetto a parte, le venivano a mancare, oltre allo stipendio anche quei bonus che si ritagliava, quando il Boss, per far fronte allo stress accumulato o per reprimere i moti di un’improbabile coscienza, la chiamava nel suo studio e lei si cimentava in una prestazione di sesso orale praticata in ginocchio mentre lui restava seduto alla scrivania. Ogni volta erano duecento dollari. E adesso?
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Capitolo 45

Tornata della Loggia Garibaldi. Cerimonia dell’installazione del Maestro Venerabile, del primo e secondo sorvegliante e degli altri ufficiali della Loggia. Il Master of Installation lesse al Maestro Venerabile eletto i compiti e responsabilità che lo attendevano nell’espletamento della sua nuova funzione che sarebbe durata un anno.

Il maestro delle cerimonie, portatosi nel centro della Loggia, declamò alzando il suo bastone dorato e rivolgendosi all’ovest, sud, est che il nuovo Worshipful Master era stato conclamato nel suo nuovo incarico.

Poi si susseguirono le installazioni degli altri dignitari e ufficiali a completamento dell’organico dell’Officina.

Terminato il rituale, il maestro venerabile sedendo all’Oriente si alzò e pronunciò il suo discorso di apertura del proprio anno di attività massonica.

“Fratelli”, disse il nuovo WM, “veniamo da un brutto momento. La situazione internazionale è a un punto di non ritorno con il pericolo di una deflagrazione nucleare che potrebbe coinvolgere miliardi di persone”. Purtroppo anche la nostra antica Istituzione ha mostrato forti cedimenti. Infiltrazioni al nostro interno per incapacità di essere più attenti verso il mondo profano. Schegge impazzite, definite massoniche, ma che in realtà erano solo comitati di affari sporchi, hanno inquinato la nostra organizzazione alla quale sono state attribuite responsabilità che non abbiamo. Vigilare, andare tra la gente apertamente, consolidare la nostra immagine con azioni scoperte. Non abbiamo alcunché di segreto, ma siamo una componente attiva della società, nella quale i padri fondatori della Nazione hanno profuso il senso profondo della loro moralità. Dobbiamo recuperare i ‘fondamentali’ della nostra essenza. Dobbiamo scendere tra i ‘profani’, farci conoscere, dobbiamo essere un vero modello di comportamento, ognuno nella sua nicchia professionale, ognuno nella sua famiglia con il ruolo di padre, marito, nonno, ognuno come educatore. Dobbiamo contribuire a ricostruire quegli ideali che furono alla base del miracolo di fede ed energia collettiva che portò alla costituzione della nostra amata patria: gli Stati Uniti d’America”.

La riunione terminò con il rituale di chiusura. Il Worshipful Master dette un colpo di maglietto. Prese il bastone e zoppicando vistosamente scese dal podio all’Oriente in mezzo agli applausi dei molti fratelli presenti alla ‘tornata dell’Officina’ che gli si stringevano attorno abbracciandolo e si rallegravano con il nuovo Maestro Venerabile, appena installato… Michael Bardi.


mercoledì 8 luglio 2015

Capitolo 43 del giallo "W.D.C sotto traccia"

Un individuo in una muta nera, cappuccio con fessura per gli occhi, puntava la pistola contro Michael. Nell’ombra della sera una voce di timbro maschile, gutturale, gli diceva: “Non hai capito nulla. Le cose non sono come sembrano. Questo arabo morto ci farà un gran comodo. E anche se non ha portato a termine l’uccisione del Presidente sarà il pretesto per scatenare una guerra atomica contro il mondo arabo”.

Michael stava per svenire. La mente obnubilata. Le parole di quel tale che lo sovrastava, nero come l’immagine della Morte, rimbalzavano nella sua mente e avevano un’eco come se si fossero trovati all’interno di una grande basilica. “Le basiliche… ” il pensiero fluttuava nella mente intorpidita del ferito. “Le cattedrali medievali costruite dai ‘maestri muratori’… Perché parla, parla e non spara e la facciamo finita… sono stanco, tanto stanco… ”.

Ma l’uomo in nero continuava il comizio in ‘hora mortis’: “Finisce la civiltà del petrolio. Comincia quella delle fonti alternative. Bisognava tentare qualcosa di clamoroso, come l’uccisione del Presidente che si batte per il capovolgimento della società basata sul petrolio. Li abbiamo fregati tutti. E faremo soldi a palate”.

Risata sgradevole accentuata dal gracchiare della voce metallica come quella di un robot. “Ma per te è troppo tardi”. Concluse il boia vestito di nero. “Business is bussiness. Niente di personale. Adesso tocca a te”.


Michael chiuse gli occhi e rivide suo padre che gli sorrideva. Poi un accavallarsi di volti noti, paesaggi, azioni di guerra… Olivia... Non gli importava più di nulla. “Ma sì, basta, spara e vai a farti fottere... ” disse con il poco fiato che aveva.

Due colpi risuonarono chiari, secchi, senza silenziatore. L’individuo in muta nera crollò a terra con un singhiozzo, mentre dall’ombra spuntava Tom Genisio, il vice di Michael, che da quando era scoppiato il caos stava cercando il suo capo.

Si precipitò su Michael che gli indicò la gamba destra. Si tolse la cravatta con la quale fece un nodo sopra il ginocchio per ridurre l’emorragia. Prese Michael sottobraccio facendolo alzare.

Nel frattempo gli altri componenti della squadra di Michael avevano sentito i colpi ed erano accorsi.

Ma prima di farsi caricare sulla lettiga Michael disse a Tom Genisio con un filo di voce: “Aspetta un momento… illumina qui con la torcia… ”.

Si abbassò sul corpo in tuta nera che giaceva agonizzante sul bordo della piscina e ne scoprì il cappuccio.

Sotto il quale apparve la rossa capigliatura di Rachel. Intorno alla gola aveva una laringe elettronica.

Un filo di sangue usciva dalla bocca e si miscelava con il colore del rossetto. Non poteva parlare, rantolava. Gli occhi verdi esprimevano terrore, dolore, angoscia, disperazione.

venerdì 3 luglio 2015

Capitolo 42 del giallo "W.D.C sotto traccia"

 Le Nord Pas-de-Calais
Michael afferrò le gambe dell’arabo che tentava di usare il
radiocomando. L’arabo cadde a terra.

Si girò e sparò contro Michael colpendolo alla gamba destra.
Michael sentì che stava perdendo sangue, forse il colpo
aveva leso un’arteria. Non aveva molto tempo davanti a sé.

La pistola dell’arabo si inceppò e Michael gli saltò al collo
cercando di strangolarlo. La sua mente lavorava incessantemente,
nonostante il dolore atroce della gamba ferita.

L’arabo si divincolò, rotolandosi sul pavimento. Si rialzò
estraendo una P38 da una fondina legata alla caviglia.

Michael con una spazzata di sinistro lo atterrò e colpì di
taglio la mano che impugnava la pistola, facendola cadere.

L’arabo era a terra e stava cercando di rialzarsi con un colpo
di reni. Michael gli assestò un calcio nei testicoli e gli si
gettò sopra.

Habib Fareh da terra, nel tentativo di respingerlo, alzò una
gamba che appoggiò contro il ventre di Michael proiettandolo
sopra di sé.

Michael atterrò dentro l’apertura del tobogan e cominciò
a scivolare verso il basso mentre sentiva che dalla gamba il
sangue pulsava uscendo.

Precipitò lungo il tobogan in mezzo all’acqua a velocità
crescente. Dietro di lui stava arrivando anche l’arabo.

“E adesso che faccio quando sprofondiamo in piscina?” si
chiese Michael che sentiva le forze venirgli meno.

Arrivato nella parte terminale dello splash venne espulso
nell’acqua.

Galleggiava sul dorso quando arrivò l’arabo testa e mani
in avanti. Impugnava un pugnale seghettato che mandò un
bagliore quando all’uscita dello splash venne centrato da un
raggio di luna.

L’arabo cadde sopra Michael che gli bloccò la mano col
pugnale e immerse nel ventre di Habib Fareh la lunga lama
del coltello a serramanico che rigirò con taglio trasversale con
la tecnica del suicidio giapponese ‘seppuku’.

Il corpo dell’arabo gli si accasciò addosso. Michael ora rischiava
di affogare. Si liberò dell’avversario facendolo scivolare
di lato e si avvicinò al bordo della piscina dove si issò con
grande fatica. Quindi perse i sensi.

Una pedata in un fianco lo fece tornare in sé mentre una
voce maschile metallica e gutturale gli diceva:

“Bel lavoro. Ma sei stupido e adesso tocca te. Gli imbecilli
non possono vivere. Combinano troppi guai”.