martedì 27 gennaio 2015

W.D.C sotto traccia - Capitolo 20

Giacomo Delli Carri funzionario del MEF, ministero
dell’economia e finanze, riuscì a trovare un posto nel vagone
superaffollato della metro, linea A, Anagnina, Stazione Termini.
Aveva già passati venti minuti appeso alla maniglia e
stando attento che nessuno si strusciasse più di tanto perchè
di ladri la metropolitana di Roma era piena. Soprattutto durante
le ore di punta. Con un sospiro di sollievo Giacomo
Delli Carri, raccolse la borsa di finta pelle stretta al suo fianco
e socchiuse gli occhi cullato dallo sferragliare delle ruote sui
binari.
Ma non è che fosse facile fare una pennichella, ammesso
che ne avesse avuta la voglia. Perchè era un continuo andirivieni
di gente che scendeva ed entrava schiamazzando, inveendo
contro quelli che si ingommavano vicino alle porte e
non ti lasciavano passare.
Odori spesso lancinanti di gente che si lavava poco e una
congerie di razze ed espressioni diverse. Un cinema etnico alle
sette del mattino. Stando seduto gli era facile vedere come si
comportava la gente intorno a lui.
Lo colpì in particolare quel tale di mezza eta’ che stava
rimorchiando nella ressa una matura signora dalla bionda
capigliatura ossigenata. Ormai era arrivato al palpeggio insinuante
e considerando l’espressione assorta della vittima
l’operazione stava trovando un discreto gradimento.
La vista di quei due a mezzo metro dal suo naso gli aveva
risvegliato un certo formicolio nelle parti basse. Ma soprattutto
tanti ricordi di quando lui e Amelia stavano insieme.
Uno dei tanti errori della sua vita, disse tra sè. Ma per
qualche tempo ne era valsa la pena. Amelia era una bella donna,
molto piena in carne, un fisico da popolana romana stile
Fornarina. Ma a lui piaceva così.
Si erano conosciuti al supermecato sotto la casa di Giacomo.
Lei faceva la cassiera. E Giacomo si recava a comprare
qualche stupidaggine almeno tre volte al giorno, quando
Amelia era di turno, pur di poterla guardare. Una volta, era
un afoso pomeriggio d’estate e l’aria condizionata nel supermercato
funzionava male, arrivato alla cassa senza che nessuno
spingesse dietro di lui, Amelia gli aveva fatto un gran
sorriso dicendo:
“Certo che ne spende di soldi pur di passare da questa
cassa”.
Giacomo si era fatto coraggio e le aveva chiesto il telefono.
E lei senza farsi vedere da quelle pettegole delle colleghe glielo
aveva scritto sullo scontrino fiscale.
Giacomo mentre sonnecchiava nel vagone della metro ricordò
la sera in cui si erano incontrati in una trattoria che
aveva un berceaux con tralci di vite. Dopo il primo litro di
vino dei Castelli l’intesa era già perfezionata.
Giacomo sospirò mentre il molestatore e la vittima scendevano
alla fermata Re di Roma. Mancavano solo San Giovanni,
Manzoni, Via Vittorio Emanuele e poi sarebbero arrivati
a Termini. Da lì il percorso fino al ministero in via
XX settembre era di dieci minuti a piedi. Giacomo amava
comunque quella passeggiata dopo tutta la puzza respirata
nella metropolitana.
Amelia, Amelia: quanto erano stati felici insieme i primi
anni di matrimonio. I venti anni di differenza, lui cinquanta
e lei trenta, non li sentiva. Anzi: la vicinanza con quella donna
piena di energia lo aveva ricaricato. Era tutto un andare
a scoprire angoli di Roma che ignorava, spettacoli, gite nelle
località vicine. Figli no, lei non voleva perchè sentiva di doversi
dedicare solo a lui. Almeno così sussurrava nei momenti
d’intimità. Amelia, Amelia.
Poi si era fatta scorbutica, scostante. Sesso nemmeno a
parlarne. E una mattina non era ritornata dalla spesa.
Quando verso le quattro del pomeriggo finalmente Giacomo
era rientrato a casa aveva trovato un biglietto appiccicato
sul computer e firmato:
“Caro Giacomo: so di darti un gran dolore. Ma è meglio
prendere una decisione perchè io non ce la faccio ad andare
avanti così, continuando a mentire a te che sei tanto buono.
Quello che sto per dirti ti farà del male. Ma tu sei forte e
molto saggio. Sono sicura che saprai reagire nel migliore dei
modi. Me ne vado. La ragione? Ho trovato il vero amore e
non ci crederai è il mio primo fidanzatino del liceo. Ci siamo
incontrati di nuovo su Internet e la fiamma che sembrava
spenta è divampata di nuovo. Non voglio fingere ancora. Da
te ho avuto tanto affetto. Non potrò scordarti. Non mi maledire.
Amelia”.
Che botta era stata quella, rimuginava Giacomo. Si trattava
ora di abituarsi alla vita da singolo forzato. Ogni tanto
pagarsi un pò di sesso e aspettare la pensione che sarebbe
arrivata tra un anno. Poi avrebbe iniziato la vita da vecchio come
tanti altri vecchi, andando per giardinetti e cercando di non
mischiarsi con i pedofili. Recitando un rito di miseria controllata,
con gli euro contati, nessun vincolo familiare perchè
di parenti non era rimasto nessuno. O meglio qualcuno a
Cosenza, ma chi li sentiva o vedeva mai?
Giacomo sospirò ancora. Non era il sospiro di una persona
addolorata. No, era un modo di lasciare l’anima uscire dalla
sofferenza quotidiana, dai crucci del momento. Un sospiro
di liberazione perchè Giacomo sentiva che c’era qualcosa di
più importante e di più vero di Amelia, del ministero, delle
invidie e cattiverie dei colleghi, dell’arroganza della gente nei
contatti quotidiani, delle soperchierie, del fisico che ormai
era gonfio, distrutto con una pancia strabuzzante e una grande
voglia di cambiare registro, di evadere.
Mancava una fermata e sarebbero arrivati alla stazione Termini.
Il locomotore di testa schiacciò l’innesco elettrico che attivò
la serie di mine anticarro poste in mezzo al binario.
Giacomo insieme agli altri passeggeri fu scaraventato in
avanti, mentre la volta del tunnel crollava seppellendo con
tonnellate di calcestruzzo e roccia l’ammasso di vetture, i
morti, i vivi, i moribondi.
Edizione speciale del TG1
Il conduttore era visibilmente scosso:
“Un incidente di enormi proprozioni ha colpito la Capitale.
Una serie di esplosioni nel tunnel di arrivo della linea A
della metropolitana di Roma, ha coinvolto un convoglio gremito
di passeggeri nell’ora di punta. L’esposione ha causato il
crollo della volta del tunnel. Al momento non siamo in grado
di riferirvi altri dettagli sul grave incidente. Pompieri, forze
di polizia sono accorse sul luogo del disastro”
Mentre il giornalista parlava rivolgendosi alla camera un
uomo in maniche di camicia entrò sul set e gli porse un foglio.
Il giornalista dette un’occhiata e mormorò: “Dio mio!”
Poi cominciò a leggere: “Purtroppo vi devo dare notizia di
un altro grave episodio accaduto pochi minuti fa in piazza
San Pietro. Una bomba di alto potenziale ha fatto crollare
una parte del colonnato del Bernini nel settore in cui erano
in attesa centinaia di turisti che dovevano visitare i Musei Vaticani.
Anche in questo caso non siamo in grado di darvi altri
dettagli. La nostra linea resta aperta e ci collegheremo con le
nostre unità mobili che stanno accorrendo sia a Termini che
a San Pietro... ”.
Redazione ANSA via della Dataria. Chiamata telefonica.
Il centralino è super allertato. Una voce in inglese con forte
accento mediorentale dice:
“Oggi abbiamo vendicato i morti causati dalle crociate di
ieri e di oggi. Allah è Grande. Firmato Al Qaeda”.

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